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domenica, 02 agosto 2009

Solo una casa

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Tu non riesci a dirmi addio. Arrivederci, forse, ma lo sai che non è questo il caso.

Toglierai tutto, consegnerai le chiavi e mi lascerai solo il giallo della nicotina che si è accumulato sulle pareti negli anni e qualche mensola dove appoggiavi i tuoi libri.

Eppure il tuo cambio è vantaggioso, ma tu no, frigni guardandoti intorno persa come un aquilone dal filo spezzato.

Non eri quella che amava le novità, l’avventura dell’ignoto, tanto per citarti, l’eccitazione del chissà come andrà a finire questa storia?

Perché di storia si tratta, e tu lo sai bene. Passata e futura.

E cosa fai? Guardi le tue cose come se cementandole lì, dove le hai messe, possano difendere quello che hanno visto.

Eppure ho fatto il mio tempo ma non sopporti l’idea che qualcun altro si sovrapponga a te.

Forse resterò vuota, forse verrà qualcuno che mi dipingerà di un giallo vero e mi farà ascoltare musica diversa da quella che tanto ti piace o magari sarà una famiglia con bambini e giocattoli sparsi al posto delle palline dei tuoi gatti. E finalmente aggiusterà la serranda del terrazzo.

Credi forse che racconterò di te? O che mi mancherai?

No. Io guardo avanti e accolgo quello che verrà. E sarai tu stessa a fare lo spazio necessario perché io possa dirti addio, mano a mano che porterai via le tue cose.

Abbiamo stretto un patto, io e te, non dimenticarlo. Qui i tuoi anni resteranno intatti ed è per questo che ora temporeggi e che poi non tornerai, nemmeno a guardare la porta da fuori per paura che sia cambiata.

Non dirmi che non sarà così: io lo so.

Non sei la prima, sai, che mi lascia. Non ci avevi pensato?

Non conosco solo te: altri sono stati qui, prima. E se davvero sei onesta come dici ammetterai che sei stanca di me e che ti eccita l’idea di mura che non hanno nulla da raccontare e che ti aspettano incuriosite.

Tu hai solo paura.

Smettila di ragionare come se fossimo un unico essere. Io non sono te: sono solo una casa.

Ed ora non ho più voglia di ascoltarti: fai i tuoi pacchetti e vattene!

postato da: bettarm37 alle ore 14:54 | link | commenti (5)
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sabato, 04 luglio 2009

Un altro giorno

by Stanislav Kharadzhiev

Ricordi?

No. Non puoi ricordare

le tante parole belle

a fil di voce e inchiostro

a svuotarti le tasche

per  avvicinare le scapole

mentre mi scintillavi Roma

nel grigio inverno. E io ascoltavo.

Oggi so la fame di

una dispensa vuota che

tale resterà nel tempo

e  non voglio più sentirti.

E’ una notte di campane a festa

e valigie da disfare:

è domani.

postato da: bettarm37 alle ore 08:13 | link | commenti (7)
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giovedì, 18 giugno 2009

In divenire

by Andrey Litov

E vorrei accarezzare ancora per un attimo

la mano vuota dalla quale sfuggo

per graffiarmi  nuovi argini

da scivolare libera

rotolando sassi e case a divenire.

Ma proprio non mi riesce

e lascio al nulla il suo ricordo rosso

mentre scopro conchiglie

aspettando la luna.

postato da: bettarm37 alle ore 18:03 | link | commenti (8)
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martedì, 21 aprile 2009

LIQUIDO

acquaDi questo per sempre
resterà solo un'impronta
come i fiocchi di neve
divenuti gelide stelle sulle macchine
quella mattina, lontano da Roma
nel parcheggio.
Ho preso la forma della tua brocca
del bicchiere -chissà se hai riattaccato il manico-
della tua mano chiusa
per poi tornare a casa
al mare
alla complicità delle imposte aperte.
E' primavera, qui, sai?
Ma tu resti freddo
mortificando le primule.
postato da: bettarm37 alle ore 12:29 | link | commenti (6)
categorie: acqua
venerdì, 09 gennaio 2009

Altrove

altrove

 

E’ solo assenza di vento.

Nulla è fermo,

non aver paura,

si è solo nascosto

altrove

a rendere lievi i movimenti

le spinte e le ascese

senza fruscii

la gonna che gonfi

a coprirti i piedi

accovacciandoti.

Non ti sei mossa

eppure sei altrove.

postato da: bettarm37 alle ore 11:23 | link | commenti (15)
categorie: altrove, vento, gonna
venerdì, 19 dicembre 2008

Essenza

pollara1

 

Qui si entra

con voce piccola

e piedi leggeri

sfiorando appena il suolo

nudo di ostinata trasparenza.

Solo rare anime liquide

penetrano queste pareti a scroscio

su mio invito

calpestiamo rocce

per contare stelle rosse

di carnosa vita

che non conosce addio.

Qui

stagioni ai quattro angoli

fedeli ad una sedia a vite

e il mare

e il tempo nascosto agli anni.

Qui non si può bussare.

postato da: bettarm37 alle ore 17:08 | link | commenti (13)
categorie: stagioni, tempo, acqua, essenza, rocce, suolo
giovedì, 04 dicembre 2008

Vasi comunicanti

vasicomunicanti

 

C’è un tunnel da scavare

perché tutto non si sposti

lasciando spazio vuoto.

Un canale, una traccia

non importa

un buco

perché sia acqua

aria o fuoco

a inondare o incendiare

terra roca

mentre il pieno grida

altrove

vita urgente a fagocitare.

Non c’è tempo per pensare

solo fare.

postato da: bettarm37 alle ore 12:50 | link | commenti (10)
categorie: tempo, aria, fuoco, terra, acqua, tunnel, vasi comunicanti
martedì, 25 novembre 2008

Controluce

controluce

Arrampico parole
le più amate
quelle sole e concentrate
a lastricare una distanza
in andamento deformato.
Sciolgo, tendo e poi rimbalzo
pur dissolta nello scoppio
mi ritrovo controluce
a temere l’illusione di una resa.
Ancora un attimo
e l’ellissi sarà piana
nuovamente
a ingoiare l’eco e poi morire.

Tratteggiami parole
che dimostrino il mio errore.
postato da: bettarm37 alle ore 10:15 | link | commenti (7)
categorie: parole, amore, eco , errore, controluce, ellissi
martedì, 18 novembre 2008

Presto con fuoco

prestoconfuoco

 

Abito spazi di parole scalze

attenta a non sciupare

o esporre troppo

la fragilità di un saldo

tutto da curare.

C’erano quattro mura, una volta

a raccontarmi e un adesso

ma a mezzogiorno

le ombre son nascoste

per fare spazio e ritornare

foglie controluce e muro giallo

e io sotto a guardare

spingendo in fondo

a sostenere il volo.

Arresto e ripresa

e il freddo che ama i tulipani.

postato da: bettarm37 alle ore 15:46 | link | commenti (16)
categorie: ombre, tulipani, presto con fuoco
sabato, 08 novembre 2008

Lupo

Lupo

 

A volte diventava necessario raccontarmi per pareggiare i conti.

Ai ragazzi non piace parlare e basta. Non a loro, almeno.

Sono stati ascoltati già troppe volte e la storia sembra non appartenere più a loro.

Altre volte, invece, basta una frase.

 

Sono entrata in quella casa con il mio collo alto bianco, i pantaloni gessati sotto a un cappottino grigio. Non volevo essere diversa dal solito.

Era l’ora della colazione e non aspettavano visite.

Serena, la responsabile della casa, invece, mi attendeva.

Mi accolsero una quarantina di occhi in pantofole e Serena, dritta malgrado gli anni.

Non mi chiese nulla mentre i ragazzi mi circondavano: erano di tutte le età e non tutti italiani.

Nel giro di un attimo, mi ritrovai con un bambino in braccio e gli altri intorno a chiedermi se fossi un’altra operatrice.

-No, sono solo Paola.

Cercai di divincolarmi da una mano che mi tirava e guardai un ragazzo che avrà avuto non più di dodici anni. Era arrivato per ultimo e se ne stava in disparte, ad osservarmi dallo stipite della porta della cucina.

-E tu? Come vuoi che ti chiami?- gli chiesi avvicinandolo.

-Lupo.

-Allora piacere, Lupo- stringendogli la mano.

Scoprii solo dopo che tutti lo chiamavano Pero e che non sapevano quale fosse il suo vero nome.

-Fatemi fare due chiacchiere con Serena e poi vengo da voi, va bene?- dissi togliendomi il cappotto, ridendo.

 

Serena sedeva in una poltrona del salone, una stanza enorme che fungeva da sala da pranzo, con il grande tavolo al centro, lungo, dove nel pomeriggio ci si sedeva a fare i compiti di scuola o a colorare.

Accanto alla poltrona un divano e mi misi lì, in silenzio, aspettando che lei mi dicesse qualcosa.

-Non chiamarli mai amore. Ho sentito che chiamavi così Michele. E’ nel nome dell’amore che hanno vissuto le più atroci violenze e che sono qui. L’amore è sacro: non è un intercalare solo perché sono piccoli. Dillo solo quando è vero e solo dopo che il tempo ti avrà dato ragione. Per il resto fai tu: non c’è bisogno che ti racconti perché il tribunale me li ha affidati, non è questa la cosa importante. Fai solo quello che davvero puoi e non mentire mai. Il piccolo che avevi in braccio sta per essere affidato e stiamo seguendo il suo inserimento nella nuova famiglia. Nel pomeriggio la conoscerai. Non ho altro da dirti, Paola. T’immaginavo diversa, chissà perché… Ora vai.

Non era stata né rassicurante né incoraggiante, ma non ebbi il tempo di pensare: una voce chiamava il mio nome da qualche parte della casa.

 

Erano tutti lì, in riunione in una delle stanze da letto, i più piccoli felici della nuova compagna di giochi, i più grandi ad aspettare il mio primo passo falso.

E Lupo in disparte, un sorriso appena accennato al mio sguardo per lui.

La mia paura era di farmi male: come accettare che dei bambini avessero già un passato così pesante e un’ombra lunga sul futuro?

Ma non c’era tempo per la paura: ognuno aveva un suo linguaggio e per ciascuno dovevo trovare parole esclusive. E il punto di partenza era sempre il dolore. Il loro, il mio. Solo da quel contatto si poteva arrivare ad una risata.

 

-E tu? Come vuoi che ti chiamo?

-Gaia.

-Allora ciao, Gaia.

-Ciao, Lupo.

 

 

Un giorno, dopo circa un mese che andavo lì, entrando trovai la casa in subbuglio: Lupo era scappato.

La polizia a cercarlo, Serena pallida sulla poltrona, un paio dei più grandi silenziosamente ammirati.

Penso di sapere dove sia ora. Non ha fatto un grande affare a scappare, anzi, ma Lupo era così.

Pero non poteva proprio essere il suo nome.

Dopo un paio di giorni capimmo che non sarebbe più tornato e c’erano gli altri a cui pensare.

Funziona così, lì.

Manuel che va via in affidamento e un altro piccolino che arriva, più complicato, magari, perché non sa ancora parlare a tre anni e se lo tocchi urla tutto il suo rifiuto.

E si ricomincia, sempre cercando, in fondo, uno spigolo di dolore che diventi incastro. E se non lo trovi la battaglia è persa ancor prima di averla cominciata. E proprio non ce la fai a non provare a combatterla.

 

postato da: bettarm37 alle ore 11:02 | link | commenti (9)
categorie: amore, bambini, racconto, ragazzi, lupo


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